Le “piccole Gerusalemme”: evocazioni di Terra Santa sul Sacro Monte di Varallo Sesia

I Sacri Monti sono apparsi tra la fine del XV e l’inizio del XVI secolo, con l’idea di creare in europa luoghi di preghiera alternativi ai luoghi santi di Gerusalemme e della Palestina, ai quali l’accesso dei pellegrini diventava sempre più difficile a causa della rapida espansione della cultura musulmana.
L’idea dell’edificazione di un Sacro Monte posizionato su di una parete rocciosa che domina l’abitato di Varallo fu concepita nel 1481 dal beato Bernardino Caimi (1435 – 1500), religioso francescano, già custode del Santo Sepolcro a Gerusalemme nel 1478 . Alla base del progetto vi era il desiderio di realizzare una “Nuova Gerusalemme” riproducendo non solo la Basilica del Santo Sepolcro, ma tutti i luoghi santi in cui meditare sui misteri della vita di Gesù Cristo: tale replica avrebbe potuto costituire la meta di un pellegrinaggio alternativo a quello vero divenuto impossibile perché troppo pericoloso, consentendo così ai fedeli di viverne la spiritualità ripercorrendone gli itinerari. Da qui parte il progetto di un percorso devozionale sulle tracce della memoria dei luoghi sacri che doveva essere corredato da immagini finalizzate ad aiutare il credente-spettatore ad immedesimarsi nella storia riportata nelle Sacre Scritture, in una sorta di esegesi dei Vangeli. Infatti dietro a queste rappresentazioni vi era una forte intenzione didattica, che è poi alla base della spiritualità francescana, attenta a promuovere l’immedesimazione dei fedeli con l’esempio dato dalla figura di Gesù.
Il progetto del beato Caimi trovò felice concretizzazione, a partire dai primi decenni del XVI secolo grazie all’opera del pittore, scultore e architetto Gaudenzio Ferrari (1475/1480 – 1546), che divenne il vero regista e protagonista dell’impresa del Sacro Monte; vi lavorò per circa quindici anni (1513-1529) come progettista di alcune cappelle, autore di numerose statue e di dipinti murali ad affresco che fanno da sfondo alle scene sacre. Suo è, anche, il lascito creativo e progettuale che segnerà le produzioni artistiche successive.
Il progetto dell’architetto Ferrari, proietta il pellegrino sulle alture della Terrasanta nei luoghi di  Cristo. La nascita di Gesù a Betlemme e la sua morte sul Calvario sono i temi centrali, a cui corrispondono i nuclei principali dell’impianto. Quello più in basso di Nazareth e Betlemme e quello più elevato della Città di Gerusalemme. L’accesso alla Città avviene dalla Via Dolorosa che dalla Porta d’ingresso sale diritta fino alla piazza sulla sommità del Monte. I quattro colli sui quali si svolgono le scene della Passione – Sion, Calvario, Tabor, Oliveto e il Gethsemani – dominano lo spazio.
L’intero progetto fu poi portato avanti e in parte stravolto nel corso di un paio di secoli. La plurisecolare vicenda costruttiva del Sacro Monte ha, infatti, in gran parte celato l’originaria configurazione della Gerusalemme di Bernardino Caimi. Allo stato attuale Il complesso è formato da una cinquantina di edifici, fra cui tre croci, una basilica e quarantaquattro cappelle decorate: ogni cappella rappresenta mediante affreschi (circa 4.000 figure) e gruppi di statue (circa 400 ad altezza naturale), scene della vita di Gesù Cristo.
Molti dei monumenti descritti nelle primissime fonti sono stati distrutti o inglobati in edificazioni successive, ma ciò non toglie che ancora oggi questo spazio finemente progettato, può verosimilmente proiettare il pellegrino all’interno delle scene della Passione di Cristo, così da fargli sentire di aver davvero compiuto QUEL viaggio, IL viaggio atteso da una vita in Terrasanta, che magistralmente viene così viene descritta dallo storico Franco Cardini nell’introduzione dell’edizione italiana del libro “Memorie di terrasanta” di Maurice Halbwachs:

“[…] è una terra in gran parte arida, eppure sa essere dolcissima. Da millenni, chi la conosce giura che vi scorrono il latte e il miele, per quanto irrigarla con sottili fili d’acqua sia duro e costoso. L’hanno sognata e la sognano migliaia di uomini; e altre migliaia sono caduti per averla per sé, per strapparla a un nemico che a sua volta l’amava. E’ una terra dove odio e amore si compenetrano e dove l’uno misteriosamente genera l’altro. Molti, fra quanti l’hanno vista una volta sola, col passare degli anni finiscono per chiedersi se lo scopo ultimo e più profondo della loro vita, quello che li tiene con tutte le forze attaccati al mondo, non sia semplicemente il rivederla di nuovo, ancora e poi ancora.”

Articolo pubblicato su: FrateSole Viaggeria francescana

Per approfondire:

  •  www.sacromontedivarallo.org – sito ufficiale del complesso monumentale (da cui sono tratte le immagini)